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  • SCHIAVISMO LEGALIZZATO.

    Ho letto l’articolo del Decreto su cui la Bellanova ha versato lacrime,
    e possiamo affermare che questo provvedimento sarà solo temporaneo e non sarà assolutamente a favore dei lavoratori,
    italiani o stranieri che siano,

    che presteranno servizio all’interno delle aziende agricole,
    bensì andrà a favorire solamente il sistema padronale
    che in maniera del tutto legalizzata dal DL potrà sfruttare con salari da fame e orari massacranti i lavoratori.

    A favorire ancora di più questo “sfruttamento legalizzato”
    è stato proposto di istituire una piattaforma
    per mettere direttamente in contatto i capi delle aziende con il lavoratore
    facendo si che si crei un vero e proprio gioco al ribasso sul salario.

    La Bellanova si asciughi pure le lacrime, poiché di fatto ha legalizzato lo schiavismo.

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  • LA RELIGIONE SECONDO IL MARXISMO-LENINISMO

    Admin: Acciaio

    Partendo dal presupposto che ognuno è libero di credere in ciò che vuole, bisogna comunque cercare di spiegare al mondo che cosa è la religione secondo il marxismo-leninismo.

    Secondo il marxismo-leninismo la religione serve a promuovere l’accettazione passiva da parte di una persona del proprio sfruttamento.

    La persona accetta questo mondo con la speranza di ricevere una ricompensa nell’aldilà.

    Secondo Lenin, inoltre, la religione è l’oppiaceo psicologico che priva gli uomini della propria volontà.

    È risaputo che la Chiesa ortodossa appoggiava lo zar, come la Chiesa cattolica appoggia la democrazia occidentale.

    Per il motivo sopra citato, l’ateismo diventa un mezzo della lotta di classe per invalidare l’autorità della classe dirigente.

    Per la cronaca vi ricordo che la Chiesa cattolica fece anche accordi con il fascismo.

    In un mondo comunista, la libertà religiosa personale è sacrosanta (nella Costituzione Sovietica del 1936 era consentita), ma deve essere vietata la propaganda religiosa e deve essere promosso l’ateismo.

  • IL NEMICO È UNO E MOLTO UNITO. SIAMOLO ANCHE NOI AL CONTRATTACCO.

    Davanti a noi c’è la più grande crisi in termini economici che molti definiscono “la seconda” dal dopoguerra ad oggi.

    Io la definiscono la più pericolosa in quanto una mancanza di solidarietà tra Stati europei così ampia non v’era mai stata e soprattutto i sistemi elitari finanziari e banchieri non erano così forti ed influenti.


    Il capitalismo ed i governi drogati del suo sistema socio-economico, si stanno organizzando per far pesare questa crisi sui lavoratori e le classi popolari.

    Comprese quelle dei piccoli commercianti ed artigiani oggi di fatto ridotti quasi all’impoverimento ed alla sopravvivenza sociale ed economica.

    Io credo sia ora di incominciare ad organizzarci e lanciare il primo contrattacco a questo sistema che sta distruggendo le nostre vite.

    Costruiamo tutti insieme un fronte unico e unito e di classe, basato su una piattaforma di rivendicazioni comune ed unitaria, su cui orientare le lotte rifiutando la concertazione e la pacificazione sociale.

    Lo Stato non tutela il lavoro, i diritti degli operai ad una vita degna?

    Scioperiamo senza paura e senza scendere ad accordi sindacali che ormai non contano più.

    Blocchiamo produzione, raccolta e priviamo il Paese di manodopera ed alimenti.

    Lo Stato chiede, chiede e chiede sempre più alle piccole partite IVA?

    Chiudano i rubinetti tutti insieme, non le serrande a causa di questo sistema depredatorio.

    La classe politica è inefficiente ed impreparata, c’è bisogno che il Paese venga rivoltato dalla forza che lo tiene in vita: quella di chi suda e chi lotta per il pane; altrimenti le cose non cambieranno mai.

  • Sandro Pertini: un uomo presidente.
    Sandro Pertini
    Sandro Pertini

    Sono passati 42 anni dal quel grande giorno.
    Quasi mezzo secolo, da quando l’Italia si trovava proiettata nel futuro …

    …oggi dopo tutto questo, il futuro lo stiamo vivendo insieme.
    E fortunatamente, viviamo in un tempo in cui le diseguaglianze tra strati sociali sono state colmate, fino a far dimenticare che siano mai esistite delle classi.

    Cosi come le diseguaglianze di classe abbiamo colmato anche le diseguaglianze razziali .
    Tanti vero vi state chiedendo cosa e’ una razza?
    Eh quella parola carica di odio, come si pronuncia? Razz…boh, io non me lo ricordo più.

    A dimenticavo, anche tutte quelle differenze fra il Nord ed il Sud sono state cancellate.
    Non abbiamo più differenze infrastrutturali e di servizi essenziali.

    Il Ponte di Messina e’ stato costruito.

    L’alta velocità esiste ovunque, si ok tranne la TAV , quella non l’abbiamo fatta (anche perché pure il nome era sbagliato), però ce ne siamo fatti una ragione.

    Abbiamo ospedali ovunque e un assistenza sanitaria totalmente gratuita,
    non come quando arrivò quella maledetta malattia che si porto via 34000 dei nostri nonni, delle nostre nonne, dei nostri padri delle nostre madri, dei nostri zii, dei nostri amici, la metà solo in Lombardia.

    Se non fosse per [driiiiiinnnnn …….driiiiiiiinn…..driiiiinnnn] ….

    ……la sveglia , cavolo la sveglia.

    E si, se non fosse un sogno, dopo l’elezione di Sandro Pertini al Quirinale oggi vivremmo in un mondo migliore.

    Dopo l’elezione del primo Presidente della Repubblica socialista.

    Dopo l’elezione di un eroe.

    Un uomo che il presidente non voleva nemmeno farlo.

    Un patriota e partigiano perseguitato ed imprigionato per il suo attaccamento alla libertà per ben due volte:

    • prima i fascisti, prigione e confino;
    • poi le SS con condanna a morte, ma lui ostinato scappa prima di essere ucciso insieme a Saragat .

    Un uomo che osteggiava la guerra, ma che comunque trovandovisi in mezzo, sapeva sempre da che parte stare.

    Quella giusta.
    Dalla parte del Popolo.

    Chiedendoci come abbiamo fatto a rovinare un cosi bel sogno,
    vi lasciamo con questo video a lui dedicato.

    Grazie Sandro !

    https://www.youtube.com/watch?v=MoXoSVpGqtY
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  • TERRE AGRICOLE: COLLETTIVIZZAZIONE O FRAMMENTAZIONE?

    Autore: Acciaio

    Nei modi di pensare alternativi al capitalismo, la questione delle terre si è sempre imperniata su 2 punti di vista:

    • COLLETTIVIZZAZIONE
    • FRAMMENTAZIONE

    Il fascismo in Italia puntò sull’espropriazione dei latifondi e sulla redistribuzione delle terre ai contadini.

    Questa metodologia può sembrare nobile a prima vista, ma nasconde un problema estremamente grande:

    IL PICCOLO CONTADINO NON PUÒ PERMETTERSI DI INVESTIRE IN MACCHINARI E TECNOLOGIE!

    Con questo sistema, l’agricoltura è destinata a rimanere nell’abulia perenne!

    Con la collettivizzazione delle terre (grandi terreni statali dati in gestione ai lavoratori) è lo Stato a comprare i macchinari ed investire in tecnologia.

    AI CONTADINI SPETTA LA GESTIONE DELLA TERRA!

    Nelle grandi aziende collettive sovietiche i contadini si tenevano parte dei raccolti, attualmente sarebbe anacronistico.

    Nella nostra epoca è opportuno salariare equamente e direttamente i lavoratori.

    Con la collettivizzazione verrebbe annullato lo sfruttamento e la produttività sarebbe nettamente maggiore che suddividendo la terra in migliaia di appezzamenti inutili!

    I processi del passato ci danno la linea su cui agire, spetta a noi adattarle ai nostri tempi.

    W I LAVORATORI!

  • ITALIA – CINA

    Dunque Trump interrompe il dialogo con il Presidente cinese Xi Jinping e valuta molte misure di restrizioni, dagli studenti cinesi in Usa,
    alle aziende cinesi quotate in Borse americane, fino a tagliare del tutto le importazioni, per 500 miliardi di dollari, della Cina.

    La catena del valore globale verrà sconvolta.

    Durante la sessione annuale del Parlamento cinese, prevista per il 26 maggio,
    verranno discusse una serie di pacchetti di stimoli fiscali
    e monetari incentrati unicamente sulla domanda interna.

    Già il 17 aprile scorso il Bureau del Partito Comunista Cinese presieduto da Xi Jinping ne aveva abbozzato le linee, che sono:
    aumento bond da governo centrale e governi locali per infrastrutture, taglio tasse piccole e medie imprese, taglio ratio tasse previdenziale per le imprese,
    allargamento dell’assicurazione per la disocccupazione, pacchetto di stimoli per la domanda interna, tra cui spesa sanitaria.

    La Cina inoltre diminuirà l’apporto delle esportazioni sul Pil dal 17% attuale verso il 13%, contando sul crollo statunitense e parzialmente europeo,
    compensati dai mercati asiatici.

    Cambierà la catena del valore cinese, non più dipendente dall’Occidente, ci sarà una trasformazione industriale verso settori ad alto valore aggiunto, i consumi domestici saranno centrali.

    Si tenga conto che in Cina quest’anno è l’anno della battaglia finale contro la povertà e contano di arrivare al risultato già entro dicembre nonostante la pandemia.

    La classe media, decadente in Occidente da decenni, aumenterà esponenzialmente in Cina, così come l’aristocrazia operaia, anche per fidelizzarli verso il Governo. Non ho idea se, con 36 milioni attuali di disoccupati americani, l’Italia ha possibilità, come in questi ultimi anni, di sbocco commerciale in Usa.
    Certo, dovremo guardare ad Oriente.

  • Nilde: la prima donna presidente della Camera

    Trentuno anni fa, l’elezione della Prima donna come presidente della Camera dei Deputati: si trattava della deputata del partito Comunista Nilde Iotti.

    Nel contesto nel quale viviamo oggi.
    Periodo in cui tutto equivale al contrario di tutto, crediamo sia necessario avere delle ancore di salvezza.
    Dei punti fermi nella storia alla quale aggrapparsi.

    Lungi da voler divinizzare (se mai credessimo in un dio) nessun essere umano, tutti moriamo con delle azioni positive e negative lasciate alle nostre spalle.


    Vogliamo ricordarvi la compagna Nilde Iotti, partendo dall’evento per la quale e’ piu’ ricordata.
    Ovvero la nomina a Presidente della Camera dei Deputati.

    Prima donna Presidente della Camera dei Deputati nella storia della Repubblica Italiana.

    Fu nominata Presidente della Camera nel giugno del 1979 e ci rimarrà fino al 1992, difendendo sempre la sua autonomia e la sua imparzialità.

    Ma soprattutto strenua sostenitrice della Repubblica parlamentare.

    Dove il parlamento deve essere sempre al centro. Sempre il cuore pulsante della Repubblica.

    Non come negli ultimi 30 anni, dove tutti parlamentari compresi , figli di un berlusconismo irresponsabile, spingono sempre di più verso una messa all’angolo del parlamento in favore del Governo di turno.

    Abbiamo sentito di tutto in questi anni:

    • soppressione del Senato (ci e’ costato pure un referendum fatto male e che sarebbe finito peggio, se non fosse stato per gli italiani…)
    • riduzione del numero dei parlamentari (come se il vero problema delle casse pubbliche,
      fosse davvero il singolo stipendio di un centinaio di parlamentari in più e non tutto l’indotto di sprechi intorno a partire dalle pensioni dei parlamentari,
      agli indegni vitalizi per finire in concessioni, appalti, prestiti, fondi perduti concentrati solamente intorno ai satelliti di una classe dirigente ormai orwelliana)
      A chi ci dice a tal proposito che da qualche parte bisogna cominciare a risparmiare, diciamo:
      DOBBIAMO FARLO , COMINCIANDO PROPRIO DALLA DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA?!
    • vincolo di mandato (dio , si sempre quello di prima , quello in cui qualcuno crede e qualcuno no , ce ne scampi,
      il fascismo lo abbiamo gia’ visto, e per evitare di rivederlo in qualsiasi salsa noi faremmo di tutto).

    Ed e’ cosi che vogliamo salutarvi ricordando Nilde come una delle staffette partigiane che aiutarono l’Italia a sconfiggere il fascismo.

    di VOYAGER

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  • VOTO UNIVERSALE: QUASI TUTTI GLI UOMINI VOTANO
    “La Rivoluzione si fa nelle piazze con il popolo, ma il cambiamento si fa dentro la cabina elettorale con la matita in mano. Quella matita, più forte di qualsiasi arma, più pericolosa di una lupara e più affilata di un coltello.”
    1945. Donne e Uomini al Voto

    E’ legge il voto universale ai cittadini maschi (i maggiori di 21 anni che sappiano leggere e scrivere e gli analfabeti con più di 30 anni).

    Le donne voteranno dal gennaio 1945.

    Oggi ricorre l’approvazione della legge n.1985 del 1918.
    E si perché da soli 102 abbiamo una prima bozza di voto universale in Italia.
    Per averla fu necessario aspettare il primo dopoguerra ed é utile ricordare che quella che viene considerata come estensione universale escludeva:

    • gli analfabeti ( potevano votare a 30 anni , come dire non sapranno leggere e scrivere ma a 30 anni almeno sei uomo fatto)
      su questo punto ci sarebbe molto da dire ancor oggi, e sicuramente si aprirebbe un dibattito acceso.
      Noi riteniamo e siamo fermamente convinti che i diritti devono essere oggettivi.
      Un diritto democratico come il voto non puo essere sottoposto a nessun possibile filtro, che sia di razza, cultura, opinione o condizione economica.
    • Non votavano le donne. Per portare le donne alle urne in Italia ci vollero ancora quasi 30 anni , il fascismo e la seconda guerra mondiale. Pensate che in Nuova Zelanda le donne già potevano votare dal 1893.

    Vogliamo ricordarvi quindi che tanti hanno lottato per raggiungere il diritto di voto universale, che abbiamo da relativamente poco tempo .
    Che molti sottovalutano.

    Siate fieri di poter tenere in mano quella matita.

    Come forse diceva un grande uomo :

    “La Rivoluzione si fa nelle piazze con il popolo, ma il cambiamento si fa dentro la cabina elettorale con la matita in mano. Quella matita, più forte di qualsiasi arma, più pericolosa di una lupara e più affilata di un coltello.” (cit. forse P.Borsellino)

    E diffidate dal mainstream globale che vorrebbe farvi passare la diminuzione dei vostri rappresentanti come un atto di democrazia e di risparmio economico per il bene del Popolo.

    Le nostre democrazie sono già cosi imperfettamente tali , perché rappresentative.

    Non diminuiamo la rappresentanza né nell’urna né in parlamento.

    di voyager

  • Strage di Ustica, battaglia aerea nei cieli italiani.
    Strage di Ustica, battaglia aerea nei cieli italiani.

    Per la nostra rubrica storica oggi 27 giugno 2020 in occasione dei 40* anniversario della Strage di Ustica.

    Prima di tutto vogliamo ricordare le 81 vittime:
    77 passeggeri tra i quali bel 13 bambini e 4 membri dell’equipaggio,
    lanciando virtualmente un fiore per ognuno di loro.

    Vogliamo anche ricordare i parenti delle vittime,
    la cui tragedia porto’ via cosi tutto di un colpo il loro affetto.

    Ma è doveroso ricordare come a 40 anni dalla strage non sia stata fatta chiarezza su uno degli episodi più bui della nostra repubblica.

    Dopo numerose indagini e sentenze la versione più plausibile sembra essere quella del missile aria-aria.

    E che il veivolo DC-9 I-TIGI del volo IH870 della compagnia ITAVIA si sia trovato al momento sbagliato nel posto sbagliato.

    Il veivolo era partito con ben 113 minuti di ritardo dall’aeroporto di Bologna alle ore 20 circa ed era diretto a Palermo dove sarebbe dovuto atterrare alle ore 21.15 circa.

    L’aereo a Palermo come sappiamo non arrivo mai e mai arriverà’,
    perché finì in fondo al mare.

    Affondato da un possibile missile aria aria di un possibile aereo militare che voleva abbattere un altro aereo militare a lui nemico.

    La strage di Ustica fu battaglia aerea nei cieli italiani.

    Le ricostruzioni sono molto plausibili per l’aereo attaccato, che sembra fosse un jet libico, mentre ad oggi non e’ chiaro se il jet attaccante fosse francese, statunitense o si altre 20-30 nazionalità a cui puo essere attribuito il serbatoio di riserva alare recuperato nei pressi della zona di affondamento del DC-9 ITAVIA.

    Non voglio tediarvi molto, con una ricostruzione cronologica che potete rintracciare cercando su un motore di ricerca web le parole “strage di Ustica” .

    Voglio farvi riflettere su come un paese come il nostro abbia nella propria storia macchie oscure ed indelebili anche dopo 40 anni.

    Come é possibile che due o più aerei militari non appartenenti alle forze armate italiane, si riescano ad inserire nel nostro spazio aereo,
    fin quasi a raggiungere Napoli o Roma senza che ad oggi ci sia uno straccio di tracciato radar?

    E’ possibile che ne gli aeroporti civili , ne le nostri base militari li abbiano individuati?

    Come e’ possibile che nemmeno i nostri Alleati della Nato presenti con diverse basi militari, portaerei, sottomarini, aeri militari, ecc sul nostro  abbiano traccia di questa violazione dello spazio aereo?

    Come e’ possibile che nessun caporale, tenente, colonnello , generale o ministro dell’epoca abbia saputo in modo chiaro ricostruire la vicenda?

    Noi non lo sappiamo, nemmeno riusciamo ad immaginare come questo e tante altre vicende possano far parte della storia di un paese sovrano.

    Quello che sappiamo dalle sentenze è che la Strage di Ustica fu una battaglia aerea nei cieli italiani.


  • NAZIONALIZZAZIONE DELLE IMPRESE: LA NOSTRA VISIONE

    Autore: Acciaio

    Nei nostri precedenti articoli e sulla nostra pagina Facebook (https://www.facebook.com/lavoroeliberta1/) abbiamo spesso utilizzato la frase:

    ESPROPRIARE, NAZIONALIZZARE E DARE IN GESTIONE AI LAVORATORI LE IMPRESE PRODUTTIVE.

    Il nostro obiettivo finale è distribuire in modo equo la ricchezza tra tutta la popolazione, eliminare lo sfruttamento e dare i diritti fondamentali a tutti i cittadini (casa, lavoro, sanità, istruzione ecc…).

    Per arrivare all’obiettivo finale bisogna:

    1. ESPROPRIARE senza indennizzo tutte le aziende produttive medio grandi, le aziende che forniscono i servizi essenziali (sanità, scuola, trasporti ecc…) e tutto il settore bancario/assicurativo.
    2. NAZIONALIZZARE LE AZIENDE SOPRA CITATE, il proprietario diventa lo Stato
    3. Accorpare le e medie e grandi industrie in modo da creare grossi complessi industriali (per non disperdere risorse)
    4. Accorpare tutte le banche in un’unica banca sotto controllo statale che possa emettere moneta (usciremmo quindi dall’Unione Europea)

    Per quando riguarda le altre piccole imprese che offrono servizi (bar, ristoranti, stazioni balneari ecc..), le piccole partite IVA (muratori, idraulici, liberi professionisti ecc…) oppure le piccole imprese lasceremmo a loro la proprietà privata della loro attività, a patto che diano i giusto salario ai dipendenti e che producano secondo le direttive statali.

    Nel nostro sistema le aziende non potrebbero produrre le merci in base alla loro volontà (in termini di quantità), poiché le quantità della produzione verrebbero decise dallo Stato centrale.

    Alle aziende spetterebbe la gestione la produzione in termini di ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO.

    Per la gestione delle aziende statali metteremmo a capo dei manager per la gestione ordinaria, MENTRE LA GESTIONE STRAORDINARIA SAREBBE VINCOLATA ALLE DECISIONI DEI LAVORATORI!

    Per le aziende di importanza vitale per la nazione (industria pesante, armi, banche ecc…) TUTTE LE DECISIONI SPETTEREBBERO ALLO STATO.

    Con questo metodo di gestione statale estirperemmo la DISOCCUPAZIONE sul nascere: distribuiremmo l’orario di lavoro in modo da far lavorare tutti!

    Pur lavorando meno ore, manterremmo i redditi alti perché a differenza dei padroni, LO STATO NON HA SCOPO DI LUCRO!

    CON QUESTO MODELLO DI SOCIETÀ DAREMMO A TUTTI LAVORO, STABILITÀ ECONOMICA, DIRITTI FONDAMENTALI ED INALIENABILI, CASA, TEMPO LIBERO E MOLTO ALTRO!

    La soluzione per dare dignità ai lavoratori esiste, si chiama SOCIALISMO!

    W I LAVORATORI!

  • STOP AI PRIVILEGI DELLA CHIESA!

    Autore: Acciaio

    Sappiamo (quasi) tutti che la Chiesa cattolica gode di numerosi benefit da parte dello Stato italiano.

    I contributi più disparati, le esenzioni fiscali, gli stipendi degli insegnanti di religione nelle scuole, l’8 x mille, le tariffe postali agevolate ecc… Costano allo Stato miliardi di € ogni anno.

    L’UAAR ha fatto una grandissima ricerca ed ha quantificato il costo annuo della Chiesa cattolica in:

    6.748.274.249 €!

    Lo Stato perde quasi 7 miliardi di € all’anno!

    Noi siamo assolutamente contrari a questo sistema, riteniamo che (in una società capitalista) le confessioni religiose debbano SOSTENTARSI SOLAMENTE ATTRAVERSO I FEDELI, E NON ATTRAVERSO LO STATO!

    In una società socialista c’è posto per la spiritualità personale, ma non per le varie organizzazioni religiose. Esse sono parte integrante del sistema capitalista che vogliamo distruggere.

    Io da ateo convinto e da contribuente, sono indignato: perché devo finanziare una cosa di cui non faccio parte?

    Questi 7 miliardi circa potrebbero essere utilizzati per salvaguardare i lavoratori, abbassare le tasse o per mandare prima le persone in pensione!

    I diritti dei potenti non vengono mai toccati, gli unici a rimetterci seriamente sono sempre i lavoratori.

    W I LAVORATORI!

    Fonti:

  • IL PLUSLAVORO: Capire da dove nasce lo sfruttamento

    Autore: Acciaio.

    Come ben saprete seguendo il nostro sito, qualsiasi tipo di lavoro salariato equivale a sfruttamento.

    Lo sfruttamento del lavoratore deriva dalla teoria del pluslavoro.

    FACCIAMO UN ESEMPIO PER POI ENTRARE NELLO SPECIFICO

    Se un lavoratore viene pagato 100€ lordi al giorno, il valore prodotto dal suo lavoro è più alto (facciamo 150€). I 50€ sono ciò che si intasca il padrone sfruttando il lavoro del dipendente.

    IN ORE LAVORATIVE QUINDI:

    Il pluslavoro è la parte della giornata non effettivamente retribuita al lavoratore.

    Il plusvalore è il valore generato dalle ore non pagate al lavoratore.

    La giornata lavorativa si divide quindi in 2 parti:

    • Lavoro necessario: parte della giornata dove viene prodotto il lavoro che viene effettivamente pagato al lavoratore
    • Plusvalore: parte che intasca il padrone
    Rappresentazione giornata lavorativa teorica

    I padroni hanno tutto l’interesse ad aumentare il plusvalore; per aumentarlo hanno 2 modi:

    • Aumentare le ore di lavoro dei dipendenti
    Aumento giornata lavorativa da 8 a 10 ore
    • Aumentare la produttività (si riduce la parte del lavoro necessario)
    Diminuzione lavoro necessario poiché le macchine a parità di ore producono di più

    IL SISTEMA CAPITALISTA È UN SISTEMA BASATO SULLO SFRUTTAMENTO!

    LA SOLUZIONE È IL SOCIALISMO.

    W I LAVORATORI!

    Fonti:

  • L’uomo più saggio ch’io abbia mai conosciuto non era in grado né di leggere né di scrivere
    Jose’ Saramago fonte lacapannadelsilenzio.it

    Oggi ricordiamo la morte di un grande scrittore portoghese Jose’ Saramago. 
    Premio Nobel per la letteratura e grande oppositore della Globalizzazione.

    E già feroce voce di dissenso al regime fascista di Salazar in Portogallo.

    E vogliamo ricordarlo con una delle sue più celebri frasi:

    “l’uomo più saggio ch’io abbia mai conosciuto non era in grado né di leggere né di scrivere”

    Questo a voler ricordare che la Scuola e’ uno dei posti più sensibili per ogni paese.
    Ogni insegnante deve essere messo nelle condizioni di poter insegnare oltre alle proprie discipline anche l’indipendenza di pensiero.

    Ed ad ogni alunno devono essere date quelle basi minime e necessarie affinché evolva il libero pensiero di ciascun individuo.

    Non e’ sufficiente formare milioni di laureati bravi all’interno dei propri schemi , sopratutto in un paese come il nostro oramai alla fame di cultura etica.

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  • La prima donna nello spazio
    Foto Valentina Tereshkova Fonte

    Oggi giorno, nelle nostre civiltà occidentali, cresce sempre di più il tema della parità di genere.

    Ma spesso dietro questa ondata crescente di parole, troviamo il nulla.

    Troppo raramente il volere popolare si concretizza in azioni per il miglioramento delle condizioni di affermazione della donna.
    Uno dei temi cardine almeno in Italia si volge intorno ad una scelta che quasi tutte le donne devono fare nella vita:


    “figlio o carriera?”

    Noi crediamo innanzitutto che il ruolo della donna nella nostra società sia da valorizzare permettendo ad ognuna di esse di non dover scegliere fra essere madre o lavorare.

    A tutte dovrebbe essere consentito di accudire i propri figli in Azienda con delle scuole dell’infanzia integrate o in alternativa di poter lavorare da casa fino al compimento del 10 anno del bimbo.

    Nei prossimi articoli vi parleremo del ruolo della donna.

    Sopratutto della sua valorizzazione in un nuovo modello di società.

    Adesso trattandosi di una rubrica storica vogliamo parlavi di una donna poco conosciuta che fu pero’ la prima donna nello spazio :

    Valentina Tereshkova

    Lei passerà alla storia per essere la prima donna andata nello spazio.

    Nata del fiume Volga in una famiglia bielorussa.
    Figlia di un carrista caduto durante la Seconda guerra mondiale,
    ebbe un’infanzia difficile.

    Già a partire dal 1955 divenne paracadutista.
    Grande ammiratrice di Jurij Gagarin si candidò più volte per frequentare la scuola per aspiranti cosmonauti.
    Nel 1962 riuscì a partecipare all’esame di assunzione per il primo gruppo di donne cosmonaute, superandolo.

    A bordo di Vostok 6, Valentina Tereškova il 16 giugno 1963 venne lanciata dal cosmodromo di Bajkonur per una missione nello spazio durata quasi tre giorni interi.
    La missione effettuò 49 orbite terrestri.
    Quale comandante di una navicella spaziale scelse il nomignolo di “gabbiano” per i collegamenti via radio.

    Il 19 giugno atterrò nelle vicinanze di Novosibirsk, dove venne accolta e calorosamente festeggiata dalla folla.
    Pochi giorni dopo le venne conferita a Mosca un’alta onorificenza, cioè il titolo di Pilota-cosmonauta dell’Unione Sovietica.

  • IL PROBLEMA DELLA DROGA

    Autore: Acciaio

    L’utilizzo di droghe (ed alcol) è un argomento che divide l’opinione pubblica.

    Il dibattito politico si concentra quasi esclusivamente sugli effetti e sulle conseguenze, ma spesso ci si dimentica della cosa fondamentale: perché una persona si droga?

    Per rispondere a questa domanda ci viene in aiuto Friedrich Engels.

    Engels, ne “La situazione della classe operaia in Inghilterra”, mette in rapporto l’abuso di alcol da parte degli operai nell’Inghilterra ottocentesca.

    Il lavoratore sfruttato e demoralizzato, ha un acuto bisogno di distrazione.

    Esso deve avere un qualcosa che gli renda sopportabile la prospettiva delle fatiche del giorno dopo. Ergo il lavoratore si rifugia nell’alcol per cercare di alleviare le sue sofferenze, la sua insoddisfazione.

    Mi permetto di aggiungere a ciò che ha enunciato Engels, che ciò vale anche per i disoccupati.

    Io non sono qui a vietare l’uso delle droghe leggere alle altre persone (personalmente non utilizzo droghe), uno spinello ogni tanto non lo ritengo un danno grave per la salute.

    La mia considerazione è che con la distribuzione della ricchezza attuato grazie al socialismo, il bisogno di eludere la realtà in cerca di un benessere artefatto venga meno.

    Con il socialismo il consumo di droghe e alcol si ridurrebbe considerevolmente.

    Piccola aggiunta:

    Sono favorevole alla regolamentazione delle droghe leggere, poiché toglierebbe denaro alla criminalità organizzata. Ovviamente promuoverei campagne al fine di disincentivarne l’uso.

    Per quanto riguarda quelle pesanti, sono totalmente contrario alla legalizzazione.

    La lotta ai comportamenti scorretti si fa distribuendo la ricchezza e attraverso l’istruzione.

    W I LAVORATORI!

  • ECCELLENZA È CIÒ CHE TUTELA LA SALUTE PUBBLICA SECONDO L’ART 32 DELLA COSTITUZIONE.
    Foto Claudio Furlan – LaPresse 24 Febbraio 2020 Milano (Italia) News Conferenza stampa in regione Lombardia per fare il punto sulla emergenza Coronavirus Nella foto: Giulio Gallera, Attilio Fontana

    La tanto acclamata sanità lombarda?
    È quella che ha messo in ginocchio l’Italia intera con le sue inefficienze sul comparto pubblico.
    È quella che ha speso 21 mln di euro per una struttura di 500 posti alla Fiera di Milano dove la Vicepresidente è l’ex moglie di Matteo Salvini ed alla fine, ora chiuso, ha ospitato 25 persone.
    25 persone caz*o.
    Soldi del popolo per una grande manovra di propaganda che ha resuscitato anche Bertolaso.
    Questo è il modello di sanità di stampo liberista, incentrato su privato e poltronificio che per anni abbiamo creduto essere una “eccellenza” italiana ed europea.

  • LE GUERRE ITALIANE (parte 2*)

    Con questo secondo articolo sulle guerre italiane, proseguiamo l’opera di divulgazione storica.

    Oggi ricorre l’80* anniversario di ingresso dell’Italia entra nella Seconda guerra mondiale a fianco della Germania.

    Al termine il suo territorio perderà l’Istria, parte del Trentino e della Venezia Giulia.

    Rimaniamo sempre contrari e convinti oppositori di ogni guerra.

    Le guerre vengono sempre pagate dai Lavoratori.

    Muoiono di fame

    Vengono mandati al fronte

    Se si ribellano o si oppongono vengono processati sommariamente e giustiziati

    Perdono la casa

    Perdono gli affetti

    Perdono la Famiglia

    e potremmo continuare l’elenco dei costi ancora a lungo.
    Ma spesso dopo tutto perdono anche la vita.

    La Seconda Guerra Mondiale di cui come italiani festeggiamo la liberazione il 25 aprile di ogni anno ci e’ costata:

    68.047.059

    vite umane.

    Ricordate bene anche questo numero.
    Di seguito il dettaglio:


    Stato
    Abitanti (1939)Vittime militariVittime civiliVittime totaliVittime ‰
    Albania1 100 00028 00028 00025,5
    Australia7 000 00039 36673540 1015,7
    Belgio8 400 00012 00076 00088 00010,5
    Birmania17 500 00060 00060 0003,4
    Brasile41 500 0004934930,00
    Bulgaria6 300 00022 00022 0003,5
    Canada11 600 00039 30039 3003,4
    Cecoslovacchia15 300 00030 000340 000370 00024,2
    Cina[1]530 000 0004 100 00015 500 00019 600 00037
    Corea[2]23 400 000378 000378 00016,2
    Danimarca3 800 0004 1004 1001,1
    Estonia1 100 00040 00040 00036,4
    Etiopia14 100 0005 000200 000205 00014,5
    Filippine16 400 00042 000119 000161 0009,8
    Finlandia[3]3 700 00091 0002 00093 00025,1
    Francia[4]41 700 000210 000350 000560 00013,4
    Germania[5]78 000 0005 318 0002 100 0007 418 00095,1
    Giappone[6]78 000 0001 930 000700 0002 630 00033,7
    Grecia7 200 00020 000280 000300 00041,7
    India345 000 00036 1001 500 0001 536 1004,5
    Indocina24 600 0002 000485 000487 00019,8
    Indonesia70 500 000400 000400 0005,7
    Iraq3 700 0001 0001 0000,3
    Isole del Pacifico1 900 00057 00057 00030,0
    Italia[7][8]43 800 000319 207153 147472 35410,7
    Jugoslavia15 400 000300 000900 0001 200 00077,9
    Lettonia2 000 000220 000220 000110,0
    Lituania2 500 000345 000345 000138,0
    Lussemburgo300 0004 0004 00013,3
    Malaysia5 500 00083 00083 00015,1
    Malta300 0002 0002 0006,7
    Mongolia700 0003003000,4
    Nuova Zelanda1 600 00012 20012 2007,6
    Norvegia2 900 0003 0007 00010 0003,4
    Paesi Bassi8 700 00012 000200 000212 00024,4
    Polonia34 800 000123 0005 500 0005 623 000161,6
    Regno Unito47 800 000272 00093 500365 5007,6
    Romania19 900 000317 000450 000767 00038,5
    San Marino [9]12 10063635,21
    Singapore700 000200 000200 000285,7
    Spagna25 500 0004 0004 0000,2
    Stati Uniti d’America132 000 000405 0008 000413 0003,1
    Sudafrica10 300 0006 8416 8410,7
    Svezia6 341 0006006000,1
    Thailandia15 300 0005 6473105 9570,4
    Tunisia2 781 000170045021500,8
    Ungheria9 200 000300 000280 000580 00063,0
    Unione Sovietica[10]168 500 0008 000 00017 000 00025 000 000148,3
    Totale1 908 622 00024 408 15443 638 90568 047 05935,7
    tratto da https://it.wikipedia.org/wiki/Vittime_della_seconda_guerra_mondiale

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  • UNIONE EUROPEA: LA CONTRADDIZIONE DELLA MONETA UNICA

    Autore: Acciaio

    Quando parliamo di Unione Europea la prima cosa cui pensiamo è la moneta unica: l’Euro.

    È credenza comune che l’Euro valga in maniera uniforme su tutto il territorio europeo dove è presente la moneta unica; ciò è vero?

    L’EURO HA LO STESSO VALORE IN TUTTA EUROPA, MA IL DEBITO NO!

    La BCE crea moneta dal nulla e acquista i titoli di Stato (la BCE non può finanziare direttamente gli Stati); fin qui nulla di strano. Il problema è che ogni Stato ha tassi d’interesse sui titoli di stato differenti!

    Alla Germania (che ha rendimenti sui titoli bassissimi) il debito costa meno rispetto che all’Italia!

    MA QUESTA NON È CONCORRENZA SLEALE?

    Se la BCE comprasse 1 miliardo di € di titoli italiani e 1 miliardo di titoli tedeschi, alla scadenza noi italiani dovremmo restituire di più che la Germania!

    QUALI SONO LE CONSEGUENZE?

    Più il debito sale, più interessi bisogna pagare e lo Stato è costretto a tagliare la spesa pubblica, privatizzare le aziende statali ed aumentare la pressione fiscale.

    NON È FORSE QUELLO CHE GIÀ STA SUCCEDENDO?

    Noi di Lavoro e libertà siamo assolutamente contrari alla moneta unica ed all’Unione Europea ultra-capitalista, riteniamo fondamentale il ritorno alla moneta nazionale e sovrana.

    W I LAVORATORI!

    Fonti: https://www.money.it/Cos-e-Quantitative-Easing-QE-significato https://www.lavocedelpatriota.it/bce-finanzia-le-imprese-ma-non-gli-stati/

  • OBSOLESCENZA PROGRAMMATA E CAPITALISMO

    Autore: Acciaio

    La famosissima obsolescenza programmata è una strategia industriale che serve a limitare volontariamente la vita di un prodotto.
    A causa di ciò, l’oggetto può diventare inutilizzabile o “sorpassato” da altri modelli (secondo la visione del consumatore).

    L’obsolescenza programmata ha l’obiettivo di aumentare i profitti dei produttori poiché i consumatori, per continuare ad utilizzare il prodotto, devono continuamente acquistarne uno nuovo.

    Gli oggetti vengono generalmente creati in modo che la riparazione sia meno conveniente che l’acquisto di un nuovo oggetto.

    QUALI SONO LE CONSEGUENZE DELL’OBSOLESCENZA PROGRAMMATA?

    L’obsolescenza programmata (soprattutto in campo elettronico) crea consumo di risorse naturali e incentiva la produzione di rifiuti.

    Inquina di più produrre un telefonino che duri tanto, oppure 2 telefoni simili che durano poco?

    Noi di Lavoro e libertà siamo assolutamente contrari alla strategia dell’obsolescenza programmata. Riteniamo necessario che la produzione industriale debba essere orientata sul creare prodotti che abbiano la “vita” più lunga possibile.

    Aumentando la vita dei prodotti potremmo ridurre l’inquinamento, diminuire le ore di lavoro per tutti (produrremmo meno oggetti ma di lunga durata) ed anche risparmiare (il ricambio in linea teorica costa meno del prodotto finito).

    LO RIPETEREMO ALL’INFINITO: L’AMBIENTE E LE PERSONE SONO PIÙ IMPORTANTI DEL MERO PROFITTO INDIVIDUALE!

    W I LAVORATORI!

    Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Obsolescenza_programmata

  • Nascita della Repubblica

    Oggi si festeggia la nascita della nostra Repubblica.

    Si e’ scelto di festeggiarlo nella ricorrenza del voto referendario del 2 giugno 1946 che per la prima volta permise il voto delle donne.

    In realtà’ il referendum si tenne in due giorni 2 e 3 giugno.
    Mentre i risultati vennero pubblicati solo il 10 giugno 1943.

    Un risultato ancor oggi frutto di polemiche che vide la Repubblica superare la Monarchia per il 54,3% di voti contro il 45,7%.
    E vide l’Italia dividersi letteralmente in due.

    Al Nord vinse la Repubblica mentre entro i confini dell’ex Regno delle Due Sicilie vinse la Monarchia.

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  • CHE COS’È VERAMENTE LA DEMOCRAZIA?

    Autore: Acciaio

    La definizione etimologica di democrazia è “governo del popolo”, la sovranità è quindi esercitata dal popolo attraverso strumenti di consultazione popolare.

    La democrazia così come spiegata dalla definizione ufficiale è una cosa bellissima: “governo del popolo”. Ma in realtà purtroppo le cose cambiano un po’.

    Prendendo spunto dal libro: “Stato e rivoluzione” di Lenin, possiamo notare alcune cose estremamente interessanti.

    Secondo Lenin, la democrazia è sempre compressa nell’ambito dello sfruttamento capitalista, e il potere rimane in fin dei conti nelle mani di pochi potenti.

    Questi pochi potenti hanno il potere di indirizzare l’opinione pubblica poiché sono proprietari della maggioranza dei mezzi di comunicazione (concetto affermato nel “Primo Congresso dell’Internazionale comunista-Tesi e rapporto sulla democrazia borghese e sulla dittatura del proletariato”).

    Sempre in “Stato e rivoluzione”, Lenin aggiunge che i lavoratori sono tagliati fuori dalla vita politica e sociale perché sono soffocati dal bisogno e dalla miseria: LA LORO PRIORITÀ È LAVORARE PER SOPRAVVIVERE!

    Il vero potere decisionale quindi è in mano ai capitalisti!

    Famosa è la citazione di Lenin: la democrazia è la dittatura della borghesia.

    QUALE È QUINDI IL VERO “GOVERNO DEL POPOLO”?

    Secondo noi di Lavoro e libertà il popolo governerà realmente quando sarà abolita la proprietà privata dei grandi mezzi di produzione.

    Senza gli interessi capitalistici, i mezzi di informazione saranno realmente liberi e la gente potrà esprimere le proprie idee attraverso gli unici e veri strumento di democrazia reale: I SOVIET!

    Il Soviet è un’assemblea finalizzata alla gestione democratica e livellata del potere economico-politico da parte della classe lavoratrice.

    In un successivo articolo spiegherò nello specifico cosa sono i soviet.

    W I LAVORATORI!

  • FLAT TAX? NO GRAZIE

    Autore: Acciaio

    La flat tax (tassa piatta) è un sistema fiscale non progressivo al netto di possibili deduzioni/detrazioni fiscali.

    In poche e semplici parole consiste nel far pagare a tutti la stessa aliquota fiscale, indipendentemente dal reddito.

    La flat tax è diventata famosa grazie soprattutto al centrodestra; nel 1994 con Berlusconi (promessa mai mantenuta), poi nelle ultime elezioni con il trio Salvini-Berlusconi-Meloni.

    Cosa pensiamo noi della flat tax?

    Secondo noi è una tassa scorretta, inconcepibile e senza logica, che giova particolarmente ai ricchi; La flat tax aumenterebbe e diseguaglianze sociali!

    Esempio:

    Con una flat tax al 20% senza deduzioni:

    • un operaio che prende 30mila € all’anno lordi pagherebbe 6000 euro
    • un manager che prende 200mila € all’anno lordi pagherebbe 40mila €

    All’operaio resterebbero 24mila €, al manager 160mila €…..

    Sarebbe stato meglio tassare al 10% l’operaio, e al 50% il manager (per esempio).

    Nel sistema di tassazione progressivo da me indicato, all’operaio sarebbero restati 27mila €, mentre al manager 100mila €.

    Noi di Lavoro e libertà siamo per la progressività del sistema fiscale e per l’annullamento di qualsiasi imposta/tassa che non tenga conto del reddito delle persone.

    W I LAVORATORI!

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  • L’ESERCITO INDUSTRIALE DI RISERVA

    Autore: Acciaio

    In un mio precedente articolo accennai al fenomeno dell’esercito industriale di riserva (https://www.lavoroeliberta.it/2020/04/21/disoccupazione-ecco-perche-non-scomparira-mai-nel-sistema-capitalista/); quest’oggi proverò a spiegarlo brevemente.

    Seguendo questo sito, oramai saprete benissimo 2 cose:

    1. Il lavoro lo detiene il lavoratore; il padrone possiede i mezzi di produzione e “offre” il posto di lavoro.
    2. Nella società capitalista il lavoro viene considerato al pari di una merce.

    Che caratteristica ha una merce?

    Più una merce è quantitativamente carente, più la si paga; più la merce è presente in maniera massiccia, meno la si paga.

    Se fossimo tutti occupati i nostri stipendi sarebbero altissimi; con una disoccupazione alle stelle succede l’esatto opposto.

    L’esercito industriale di riserva è in sostanza la massa di disoccupati che viene utilizzata dal sistema capitalista per abbassare i salari dei lavoratori.

    Il lavoratore, pur di lavorare, accetta di perdere diritti poiché sa benissimo che ci sono molti disoccupati che farebbero il suo stesso lavoro per meno.

    La disoccupazione non scomparirà mai nel sistema capitalista proprio per questo motivo.

    Qualsiasi proposta economica che i partiti capitalisti vi offrono è fuffa, l’unica soluzione per abbattere definitivamente la disoccupazione è il socialismo.

    W I LAVORATORI!

    Fonte dei concetti: “Il capitale” di Karl Marx

  • LE GUERRE ITALIANE (parte 1*)
    US government related, H.R. Hopps 1917 http://www.dhm.de/lemo/objekte/pict/pl003967/index.html –

    Oggi ricorre il 105* anniversario dell’ingresso dell’ Italia nella Prima Guerra Mondiale al termine della quale Trentino-Alto Adige, Trieste ed Istria faranno parte del territorio nazionale.

    Noi ribadiamo che siamo contrari ad ogni guerra.

    I costi di tutte le guerre vengono sempre pagati dai più poveri.

    La Prima Guerra Mondiale escludendo le sofferenze, le atrocità, le ingiustizie, gli stupri, gli assassini, i soprusi, la fame, le malattie, le perdite intellettuali e letterali, quelle in sviluppo, quelle sociali ci e’ costata almeno:

    37.494.186

    vite umane su tutti i fronti.

    Scolpite questo numero nella vostra memoria.

    Di seguito una tabella riassuntiva delle perdite su tutti i fronti e di tutte le nazioni.


    Nazione
    Uomini
    mobilitati

    Caduti

    Feriti
    Prigionieri 
    e dispersi
    Totale delle 
    vittime
    % delle vittime 
    rispetto ai mobilitati
    Russia12’000’0001’700’0004’950’0002’500’0009’150’00076.3
    Francia8’410’0001’357’8004’266’000537’0006’160’80073.3
    Impero britannico8’904’467908’3712’090’212191’6523’190’23535.8
    Italia5’615’000650’000947’000600’0002’197’00039.1
    Stati Uniti4’355’000126’000234’3004500350’3008.0
    Giappone800’000300907312100.2
    Romania750’000335’706120’00080’000535’70671.4
    Serbia707’34345’000133’148152’958331’10646.8
    Belgio267’00013’71644’68634’65993’06134.9
    Grecia230’0005’00021’0001’00027’00011.7
    Portogallo100’0007’22213’75112’31833’29133.3
    Montenegro50’0003’00010’0007’00020’00040.0
    Totale intesa42’188’8105’152’11512’831’0044’121’09022’089’70952.3
    Germania11’000’0001’773’7004’216’0581’152’8007’142’55864.9
    Austria-Ungheria7’800’0001’200’0003’620’0002’200’0007’020’00090.0
    Turchia2’850’000325’000400’000250’000975’00034.2
    Bulgaria1’200’00087’500152’39027’029266’91922.2
    Totale imperi centrali22’850’0003’386’2008’388’4483’629’82915’404’47767.4
    Totale complessivo65’038’8108’538’31521’219’4527’750’91937’494’18657.6
    tratta da http://web.liceomendrisio.ch/

    Un pò di curiosità e note storiche:

    • Questa e’ l’unica guerra mai vinta dall’Italia e pur mai festeggiata.
    • A differenza di quanto si crede il monumento ai caduti o al milite ignoto e’ nato per ricordare tutti i caduti senza una lapide dispersi o non riconosciuti durante la Prima Guerra Mondiale
    • La maggior parte degli intellettuali dell’epoca, su tutti i fronti spinsero la popolazione ad arruolarsi contro il nemico perchè si trattava di una guerra di civiltà (vi ricorda qualcosa !?).
      Fonte https://it.wikipedia.org/wiki/Prima_guerra_mondiale

  • IL FALSO MITO DELLA FLESSIBILITÀ

    Autore: Acciaio

    Negli ultimi anni l’informazione ha cercato di inculcare nelle menti delle persone il mito del precariato.

    PERCHÉ?

    Il motivo è semplice:

    Il lavoro nel mondo capitalista viene considerato al pari di una merce (Marx docet); le merci e i macchinari hanno la caratteristica di non venire utilizzati quando non servono.

    Il lavoro precario si basa su questo principio: finché il lavoratore serve è benvenuto, quando termina la sua funzione viene cacciato.

    Il capitalismo non calcola una cosa: LE PERSONE NON SONO OGGETTI!

    Una persona ha perennemente bisogni, diritti ed aspirazioni che non possono essere spente ed accese secondo i bisogni del capitale.

    Questa visione estremamente traballante si ripercuote sulla vita dei lavoratori; essi non possono crearsi una famiglia, avere la casa di proprietà e creare piani futuri a lungo termine.

    Il capitalismo punta ad avere milioni di lavoratori precari e milioni di disoccupati che “premono” sui lavoratori per far calare i salari (fenomeno dell’esercito industriale di riserva).

    Oltre a ciò, in un mondo cosi liquido vengono favoriti i processi di delocalizzazione delle aziende e l’emigrazione/immigrazione di massa.

    Tutto si muove in direzione del capitale.

    CHI TRAE GIOVAMENTO DA QUESTA SITUAZIONE?

    La grande finanza e i padroni delle aziende medio-grandi.

    Noi di Lavoro e libertà siamo ovviamente contro il precariato; riteniamo il lavoro fisso, la casa di proprietà e l’avere una vita dignitosa, diritti inalienabili dell’essere umano.

    Nella società che intendiamo noi non esiste il precariato e ogni lavoratore ha la stabilità economica per poter realizzare i propri sogni.

    W I LAVORATORI

  • 8xMILLE: LO STRANO CALCOLO CHE DOVRESTE CONOSCERE…

    Autore: Acciaio

    L’8×1000 è lo strumento principale su cui si basa il finanziamento delle confessioni religiose.

    Quando fate la dichiarazione dei redditi, vi viene chiesto se lasciare lo 0,8% del vostro Irpef allo Stato oppure ad una confessione religiosa.

    Esiste anche una terza opzione, ed è qui che ci concentreremo: LA SCELTA INESPRESSA.

    Come funziona il tutto?

    La distribuzione dell’8×1000 è molto simile ad un sondaggio: i soldi vengono prima raccolti, e poi redistribuiti in base alla scelte espresse dalla popolazione.

    COSA SUCCEDE SE UNA PERSONA NON SCEGLIE A CHI DESTINARE L’8X1000?

    I suoi soldi vengono distribuiti in base alle scelte di chi ha espresso una preferenza!

    Per farvi capire:

    Nella ripartizione del 2019, il 57% delle persone non ha espresso preferenza.

    Gli italiani che hanno espresso la preferenza verso la Chiesa Cattolica sono il 34% del totale.

    VI ASPETTERETE CHE LA CHIESA ABBIA PRESO IL 34% DEL TOTALE…INVECE NO!

    HA PRESO CIRCA L’80% TOTALE DEL GETTITO!

    PERCHÉ?

    Perché l’80% di chi ha espresso una preferenza, l’ha data alla Chiesa!

    QUANDO NON ESPRIMETE UNA PREFERENZA, STATE DANDO LA MAGGIOR PARTE DEI VOSTRI SOLDI DELL’8X1000 ALLE CONFESSIONI RELIGIOSE (IN PARTICOLARE ALLA CHIESA)!

    Nel 2019 lo Stato ha preso solo il 14% dell’intero gettito a fronte del 6% delle preferenze totali.

    OGNI EURO CHE DATE ALLE CONFESSIONI RELIGIOSE È UN EURO IN MENO CHE PUÒ ESSERE SPESO IN SANITÀ, SCUOLE, TRASPORTI ECC…

    IL MIO CONSIGLIO È QUELLO DI ESPRIMERE COME PREFERENZA LO STATO!

    W I LAVORATORI!

    FONTI: https://www.uaar.it/laicita/otto-per-mille/

  • Ricambiamo l’aiuto del popolo cubano

    Firmiamo per aiutare il popolo cubano,
    che con il suo internazionalismo ci ha aiutati.

    Medici ed infermieri provenienti da Cuba stanno lasciando l’Italia,
    dopo un grande contributo nel nostro momento più grave dopo la guerra, nel silenzio totale di media, stampa e politica.

    Io credo sia giunto il momento storico,
    che uno Stato europeo, il nostro in questo caso,
    prenda una forte posizione contro l’embargo degli USA,
    che da anni mette in gravi difficoltà la loro isola
    e che lo ha fatto persino con i respiratori di cui loro necessitavano in un momento di estrema emergenza.

    https://www.change.org/p/presidenza-del-consiglio-dei-ministri-governo-italiano-il-governo-intervenga-contro-l-embargo-usa-a-cuba?recruiter=52288556&utm_source=share_petition&utm_medium=facebook&utm_campaign=share_petition&utm_term=share_petition&recruited_by_id=e9863ca0-ada2-0130-ab1d-38ac6f16d25f

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  • L’IVA? UN’IMPOSTA INIQUA!

    Autore: Acciaio

    L’IVA (imposta sul valore aggiunto) è un’imposta che si applica sul valore aggiunto di ogni fase della produzione e dello scambio di beni e servizi.

    È un’imposta nata per colpire i consumi.

    L’aliquota ordinaria è del 22%, mentre esistono altre 2 aliquote: 10% (principalmente nel settore turistico) e 4% (beni di primaria necessità).

    Facendo un esempio molto esemplificativo per chi non si intende molto di economia:

    Una bicicletta costa 100€, con l’IVA al 22% la pagate 122€.

    PERCHÉ SECONDO NOI DI LAVORO E LIBERTÀ QUESTA TASSA È INGIUSTA?

    Secondo noi è ingiusta perché colpisce i cittadini nella stessa maniera indipendentemente dal reddito!

    Per esempio: il pacco di pasta lo compra l’operaio, il precario della scuola, il pensionato, il disoccupato; ma anche il grosso imprenditore, il manager, l’ereditiere, il banchiere ecc….

    Partendo dal presupposto che nel nostro modo di vedere la società il sistema di tassazione sarebbe estremamente diverso rispetto a quello del mondo capitalista, riteniamo che in questa società:

    VADA ABOLITA L’IVA E SOSTITUITA CON UN’ IMPOSTA PROGRESSIVA SUL REDDITO che colpisca in maniera maggiore i ricchi, e salvaguardi le classi meno abbienti.

    W I LAVORATORI!

  • ISTRUZIONE GRATUITA ED APERTA A TUTTI!

    Autore: Acciaio

    In quest’epoca storica le rette universitarie continuano ad aumentare vertiginosamente; le famiglie e gli studenti sono costretti a compiere innumerevoli sacrifici economici.

    Si parla tanto di progresso e di società che avanza, ma a noi sembra l’esatto opposto.

    L’istruzione deve essere pubblica e gratuita!

    Noi di Lavoro e libertà affermiamo che l’accesso universitario deve essere completamente gratuito e che lo Stato debba anche farsi carico dei costi ad esso collegati.

    Oltre a ciò che abbiamo affermato poc’anzi, riteniamo anche che lo Stato debba elargire un reddito ad ogni studente (in base al suo rendimento); sia per invogliarlo a studiare, sia (soprattutto) per agevolare economicamente le famiglie.

    L’ISTRUZIONE NON DEVE ESSERE UN PESO ECONOMICO PER LE FAMIGLIE!

    In una società capitalista dove tutto è votato al profitto, ciò non sarebbe possibile; ma in una nuova società basata sulla collettivizzazione e nazionalizzazione dell’economia ovviamente si.

    La vera ricchezza non sta nel possedere l’ultimo modello di cellulare o nell’avere le scarpe firmate, la vera ricchezza del popolo sta nella cultura e nell’istruzione!

    Prevedo una vostra legittima obiezione:

    Ma sarà gratuita anche per i milionari?

    Nella nostra società non esisteranno milionari poiché la ricchezza verrà redistribuita!

    Ricordatevi:

    IL CAPITALISMO VI DÀ IL SUPERFLUO, IL SOCIALISMO IL NECESSARIO.

    W I LAVORATORI!

    W GLI STUDENTI!

  • La teoria della decrescita: come mai non se ne parla?

    Serge Latouche. Un nome che probabilmente dice poco o niente alla maggioranza degli italiani, cosa che si comprende perfettamente, dal momento che il dibattito politico-sociologico (ora come ora totalmente occupato dalla pandemia), non ha mai prestato particolare attenzione a questo autore francese. Eppure mai come in questo momento la teoria della decrescita acquista rilevanza nel panorama economico mondiale, avvilito e osteggiato da un nemico invisibile che ha messo in ginocchio la civiltà moderna. Nel 2007 esce “breve trattato sulla decrescita serena”, un manifesto del più vasto movimento che da molti anni insiste su una rivalutazione del sistema economico e sociale nel quale siamo immersi, un sistema basato sulla crescita costante e incontrollata, possibile solo grazie ad un consumismo sfrenato che non conosce limite. Latouche, e insieme a lui, numerosi intellettuali, tra cui in Italia, Pallante, critica, attraverso argomentazioni teoriche e con un approccio empirico comprensivo di numerosi esempi, il concetto di sviluppo e le nozioni di razionalità ed efficacia economica. Queste infatti appartengono ad una visione del mondo che mette al primo posto il fattore economico; per Latouche invece si tratta di “far uscire il martello economico dalla testa”, cioè di decolonizzare l’immaginario occidentale, che è stato colonizzato dalla visione dominante neo-liberista. Perché, si chiede Latouche, l’uomo occidentale medio possiede decine e decine di paia di scarpe, quando ne basterebbe 2 o 3 paia di buona fattura? Perché sostituiamo oggetti di uso comune ogni pochi anni, perché anziché riparare, ricompriamo? Per soddisfare la produzione perenne, che richiede proprio questo, un Homo oeconomicus che continui a consumare, consumare e consumare, ingannato dalla pubblicità sfrenata, da scale valoriali rovesciate e da un concetto di “reputazione” oramai totalmente sbilanciato verso “cosa sì ha” piuttosto del “cosa si è”. Ecco perché le otto “R” della decrescita:

    Il Circolo delle otto R:

    1. Rivalutare
    2. Riconcettualizzare
    3. Ristrutturare
    4. Ridistribuire
    5. Rilocalizzare
    6. Ridurre
    7. Riusare
    8. Riciclare

    Otto azioni, che se seguite dalla società e da piani oculati dei governi permetterebbero di liberarci dalla tirannia del PIL, indice che considera solo mere crescite economiche, tralasciando clamorosamente numerose esternalità (inquinamento, felicità del cittadino, malattie da stress), che vengono considerate come non esistenti.

    Questo è solo un piccolo assaggio della teoria della decrescita, ma il dibattito in Europa, anziché sponsorizzarla, la ignora. Eppure ne avremmo davvero bisogno.

    Fonti: LATOUCHE “breve trattato sulla decrescita serena” PALLANTE “Sostenibilità Equità Solidarietà: Un manifesto politico e culturale”

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  • LA “TRUFFA” DEL LAVORO SALARIATO

    Autore: Acciaio

    Noi lavoratori dipendenti NON possediamo i mezzi di produzione (macchinari nelle fabbriche), ma possediamo il lavoro, che vendiamo al padrone, e riceviamo in cambio un salario DI VALORE INFERIORE RISPETTO AL NOSTRO LAVORO!

    IL GUADAGNO DELL’IMPRENDITORE SI BASA ESCLUSIVAMENTE SULLO SFRUTTAMENTO DEI LAVORATORI!

    Facendo il conto della serva se noi prendessimo 1000 euro al mese netti, lordi sarebbero circa 2000/2100€…

    Bene…Se quantificassimo in denaro il nostro lavoro effettivo, la cifra sarebbe più alta del lordo che percepiamo!

    Questo plusvalore è il GUADAGNO DEL PADRONE!

    Lavoratori!

    Noi viviamo nella miseria e nell’indegnità per donare ad altri la ricchezza e la vita agiata… E pensano anche di essere migliori di noi…

    Noi di “Lavoro e libertà” esprimiamo un CATEGORICO NO allo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e lotteremo fino alla morte affinché le aziende produttive medio-grandi, gli istituti bancari ed assicurativi e i servizi essenziali VENGANO ESPROPRIATI, NAZIONALIZZATI E DATI IN GESTIONE AI LAVORATORI!

    W I LAVORATORI!

  • MES SI

    di voyager

    A parte il titolo provocatorio, Noi di Lavoro e Libertà lo diciamo chiaramente: siamo contrari al MES.
    Non siamo contrari solo all’utilizzo.
    Per sgombrare ogni dubbio vi dicamo che andrebbe smantellato totalmente.

    Il MES è un arma di distruzione di massa.

    Di seguito, per sottolineare la riunione dell’Eurogruppo che si terrà oggi.
    Dove si dovrebbero decidere le sorti dell’Eurozona cosi come la conosciamo.
    Abbiamo deciso di spiegarvi chiaramente cosa e’ il MES, o almeno di cominciare a farlo.

    • Da chi e’ stata creata?
      Dai 17 paesi dell’Eurozona. Che sono i paesi Europei che hanno come moneta l’Euro.
      Si esatto, non tutti i paesi che fanno parte della Comunità Europea ad oggi adottano l’Euro.
    • Quando e’ stata creata?
      Il trattato che segna la nascita e’ Stato firmato nel febbraio 2011
    • Chi per l’Italia chi ha deciso di farne parte? E Quando?Successivamente alla firma , la ratifica parlamentare finale avvenne alla Camera dei Deputati il 19/7/2012 con 325 sì, 53 no e 36 astenuti (votazione n. 13, seduta n. 669 del 19/07/2012).
      Fonte: https://leg16.camera.it/410?idSeduta=0669&tipo=stenografico
    • Quando entro’ in vigore?
      Il MES fu operativo da ottobre 2012.
      Prima fu necessario aspettare il pronunciamento del 17esimo stato.
      La Germania.
      In particolare il pronunciamento della Corte Costituzionale tedesca ed in seguito a ciò’ ad una modifica del trattato ( non più oggetto di ratifica di nessun parlamento dei 17 paesi).
    • Come e’ fatta l’azienda MES?
      Come un’azienda.
      Il MES ha un consiglio di amministrazione, un presidente (direttore generale), dei dirigenti e personale stipendiato.
    • Che scopo ha?
      Prestare soldi a stati dell’eurozona sull’orlo del fallimento a salvaguardia dell’Eurozona e dell’Euro.
    • Con i soldi di chi opera MES?
      Con i soldi degli Stati firmatari.
    • Come vengono rese profittevoli le sue operazioni?
      Interessi, costi e ricarichi.
      Nel concedere un prestito, l’azienda applica un ricarico calcolando i costi operativi e di finanziamento sui quali aggiunge il suo margine di guadagno che non ha un tetto massimo poiché la legislazione europea non lo prevede.
    • Chi investe nel MES?
      Gli Stati più ricchi in Europa.
      I principali azionisti del MES sono la Germania, ed a seguire la Francia.
      L’Italia è il terzo azionista e detiene la quota del 18%.
      Germania, Francia e Italia insieme detengono più del 50% delle azioni.
    • Come vengono prese le decisioni?
      Come in una azienda, quindi sostanzialmente l’organo decisionale e’ composto da consiglieri espressione degli azionisti. Da ciò ne consegue che il voto, pesa maggiormente a secondo del quantitativo di azioni possedute.
    • Ma si tratta quindi di una comune Azienda?
      No. L’operato del MES, i suoi beni e patrimoni ovunque si trovino e chiunque li detenga, godono dell’immunità da ogni forma di processo giudiziario (art. 32).
      Nell’interesse del MES, tutti i membri del personale sono immuni a procedimenti legali in relazione ad atti da essi compiuti nell’esercizio delle proprie funzioni e godono dell’inviolabilità nei confronti dei loro atti e documenti ufficiali (art. 35)
      Fonte : https://it.wikipedia.org/wiki/Meccanismo_europeo_di_stabilità


    Ci sarebbero tante altre domande e tante altre risposte.
    Ma….per oggi. Sperando sempre in un futuro diverso per tutti i lavoratori, vi lasciamo cosi.

  • INVISIBILE PRIMA, INVISIBILE DOPO

    di Monica Marelli

    All’inizio furono parenti e conoscenti.
    Sui loro visi un sorrisetto incerto, dalla loro bocca usciva la solita frase: Ma lo fai per hobby, vero?

    Fare la giornalista freelance appariva ai loro occhi soltanto un piacevole passatempo. Forse non avevano tutti i torti:

    • non andavo in ufficio: il mio studio, il mio computer, quello che oggi fa tanto figo chiamare smartworking, noi freelance lo facevamo da anni.
    • non avevo un solo “capo” da sopportare: ne avevo tanti.
      Redattori ordinari, capiservizio, caporedattori, vice di qua, vice di là, direttore, super direttore…
      Tutta gente che poteva decidere la vita e la morte di una mia idea o di un mio articolo.
    • Non avevo un contratto: mandavo le proposte con scalette al giornale (settimanale o mensile…non ho mai lavorato per quotidiani) e se l’idea veniva giudicata buona, allora potevo scrivere l’articolo.
    • Non avevo uno stipendio: ero pagata a pezzo pubblicato.
    • Non avevo orario dalle 9 alle 17: lavoravo sempre, anche la domenica, anche nei giorni di festa perché erano gli anni Novanta e poi i favolosi Duemila, quando le edicole scoppiavano di testate e tutti si divertivano a leggere e noi eravamo pieni di lavoro. Ma non dovevo chiedere il permesso di andare dal dentista a nessuno.
    • Non avevo malattia pagata: lavoravo anche con la febbre perché dovevo consegnare il pezzo.
    • Non avevo ferie pagate, ovvio.
      Era in altre parole un lavoro fantasma.

    Siamo sempre stati invisibili noi freelance.
    E siamo sempre stati meno importanti di chiunque nella gerarchia delle casa editrice.
    Chi me lo faceva fare?
    La maledetta passione che tutto muove, smuove e costruisce cattedrali nei sogni.

    Passione per la divulgazione, per la scrittura, per contribuire in quantità minuscola al mondo dell’informazione.
    Era stimolante cercare gli spunti, cercare gli esperti da intervistare, approfondire, ragionare, capire.

    Anche se ero consapevole di non aver nessun diritto, nessuna copertura medica, niente. Nuda con le mie idee, mi verrebbe da dire.
    Poi un giorno è arrivata la crisi.
    Era il 2007, lo ricordo bene perché avevo appena pubblicato il mio secondo libro.

    Stava crollando tutto senza che nulla crollasse materialmente.
    Lentamente, molto lentamente stavo perdendo il lavoro.

    • Iniziarono a chiudere alcune testate, una ogni tanto, senza rumore.
    • Iniziarono a ridurre la filiazione delle tratte che resistevano perché la pubblicità migrava sul web
    • Iniziarono a non rispondere più dall’altra parte:
      chi lavorava nelle redazioni, al sicuro, cominciò a ignorare le nostre mail con le proposte.

    Noi freelance stavamo diventando inutili perché la direttiva arrivava dall’alto: gli editori hanno cominciato a chiedere alle redazioni di “usarci” con parsimonia.

    Basta collaboratori esterni, d’ora in poi i giornalisti assunti avrebbero scritto i pezzi.

    Perché bisognava tagliare i costi.
    Noi eravamo il costo.

    Non gli stipendi strabordanti di direttori e affini, non i costi esagerati della distribuzione o gli affitti dei palazzi lussuosi per le redazioni, non le migliaia di euro per portare una modella e tutto lo staff a New York, per fare foto in un una stanza buia che poteva essere la mia cantina.
    Eh no, il costo eravamo noi.

    Prima quella di via Rizzoli, poi l’altra grande casa editrice di Segrate, che una volta pubblicava cose bellissime, era una colonna portante della cultura in Italia, decide di disfarsi dei periodici cartacei.

    Tanto non li legge più nessuno. Tanto la gente sta sul web.
    Così con una bella svendita, ci si disfa delle palle al piede.


    Aiutati poi botta di fortuna: il coronavirus. Quale scusa migliore per chiudere, licenziare, sospendere le pubblicazioni di carta? Alcune testate escono ancora, alcune non usciranno più.


    Moltissimi giornalisti assunti sono in cassa integrazione, i giornalisti freelance muoiono in silenzio, qua fuori, senza nulla.


    Anche in punto di morte, rimaniamo invisibili, scarti da buttare, lavoratori di serie C.
    Ma quello che stiamo perdendo, non è grave agli occhi (ciechi) del sistema economico: la nostra capacità di acquisto è misera e trascurabile.


    Di noi ci si può tranquillamente infischiare: non abbiamo mai guadagnato abbastanza per fare girare l’economia in modo decente.


    Quello che dovrebbe seriamente preoccupare invece è che senza giornali cartacei stiamo andando dritti dritti verso l’incubo immaginato da George Orwell nel romanzo 1984.
    Vi ricordate che lavoro faceva il protagonista Winston Smith?
    Aveva il compito di controllare e revisionare ogni pagina di giornale per modificare la Storia e adattare i fatti al regime.


    Riuscite a immaginare quanto in realtà sarà facile modificare gli eventi o le notizie virtuali? Sta già accadendo una cosa simile: un notizia può non apparire più o apparire in fondo dopo tante pagine del motore di ricerca se qualcuno decide che quella notizia sia meglio sparisca o si perda nei meandri del web.


    Io perso il lavoro, non sono nessuno. Ma tutti noi stiamo perdendo qualcosa di molto, molto più importante.
    E per quanto mi riguarda, forse avevano ragione i miei parenti: doveva restare un hobby.

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  • DISOCCUPAZIONE ED AUTOMAZIONE INDUSTRIALE

    Autore: Acciaio

    L’automazione industriale è sicuramente un grande passo avanti dal punto di vista tecnologico, essa ha il grande merito di poter incrementare la velocità e la qualità della produzione delle merci.

    Esiste però un grandissimo lato negativo: LE MACCHINE SOSTITUIRANNO BUONA PARTE DEI LAVORATORI!

    Una macchina non ha reddito, non si ammala, non ha ferie, se la produzione si ferma viene spenta e molto spesso “lavora” meglio di un lavoratore.

    L’incremento di macchinari nelle industrie causerà un enorme numero di disoccupati nei prossimi anni!

    COSA SUCCEDERÀ?

    Dato che le ore totali si ridurranno sensibilmente, NEL MONDO CAPITALISTA, si dovrà optare per due strade:

    • Licenziare parte dei lavoratori
    • Ridurre le ore di lavoro giornaliere

    Analizziamo le due opzioni:

    Licenziando parte dei lavoratori avremo un enorme aumento della disoccupazione, più disoccupati ci sono, più i redditi dei lavoratori tendono a calare (fenomeno dell’esercito industriale di riserva, ne ho parlato in questo articolo: https://www.lavoroeliberta.it/2020/04/21/disoccupazione-ecco-perche-non-scomparira-mai-nel-sistema-capitalista/).

    Riducendo le ore di lavoro giornaliere non avremo un calo della disoccupazione, ma avremo un aumento del tasso di povertà poiché i redditi cadranno vertiginosamente (il padrone punta al profitto, non può pagare un dipendente per 8 ore se ne lavora, per esempio, 4)

    QUALE È LA SOLUZIONE?

    Noi di Lavoro e libertà riteniamo che tutte le aziende debbano essere espropriate, nazionalizzate e date in gestione ai lavoratori. Facendo così potremo garantire LA PIENA OCCUPAZIONE perché pur riducendo l’orario lavorativo, manterremmo i redditi soddisfacenti ad avere una vita dignitosa.

    IL PADRONE PENSA A LUCRARE, LO STATO NO!

    CON QUESTA NUOVA SOCIETÀ POTREMO LAVORARE TUTTI, LAVORARE MENO E VIVERE MEGLIO!

    W I LAVORATORI!

  • I DIRITTI DEI RIDERS

    Nel luglio del 2019, il politecnico di Milano ha pubblicato un rapporto sulla crescita del food delivery nel nostro Paese,
    segnalando un incremento del 56% del settore, con un fatturato di 566 milioni di euro.

    Un dato sicuramente destinato ad aumentare anche a causa dell’attuale pandemia che coinvolge il nostro paese,
    e che suggerisce a molte persone di ricorrere alla spesa a domicilio o, appunto, al food delivery .

    Matteo Sarzana, general manager di Deliveroo in Italia, tra i principali player del settore, in un’intervista del febbraio di quest’anno, poco prima dell’inizio della pandemia, affermava che “al ritmo di crescita attuale, il valore del settore nel 2020 sarà di 900 milioni e nel 2021 di 1,45 miliardi di euro”.

    Solo Deliveroo si avvale della collaborazione di circa 8500 riders, numero che a settembre 2018 ammontava a 4000, registrando quindi un aumento vertiginoso in soli due anni e mezzo.

    Le proporzioni del fenomeno sono dunque evidenti, così come le stime di crescita.

    Le condizioni lavorative di questi fattorini sono, come ormai è pacifico, ai limiti dello sfruttamento.

    Il problema è sorto con la sentenza Foodora, nel 2018, nella quale alcuni riders avevano citato in giudizio il gigante del food delivery, per ottenere lo status di lavoratori dipendenti, contratto al quale tuttora non possono accedere.

    La sentenza si risolse in una vergognosa negazione di quello che è il dato di fatto, e la corte dichiarò che i riders erano da considerarsi lavoratori autonomi, e il contratto tipo da applicare corrispondeva al co.co.co, contrattato a collaborazione coordinata e continuativa.

    Senza soffermarsi sulle questioni giuridiche, di fatto ciò che comporta questa classificazione riduce le tutele dei lavoratori che prestano servizio presso grandi compagnie come Foodora, Deliveroo, Just Eat e via dicendo, in modo decisivo.

    I riders non hanno infatti diritto all’assenza per malattia, alle ferie, sono pagati spesso a cottimo (per il numero di consegne che effettuano), e non con paga oraria, sono sottoposti a geo-localizzazione e devono subire un sistema di ranking, costituito dai voti degli utenti della piattaforma, che li penalizza o li valorizza in base alla loro velocità di consegna.
    Risultato?

    Diversi morti e feriti, che tentavano di viaggiare più veloci sulle loro biciclette per essere meglio valutati, e poter lavorare di più.

    Questi lavoratori sono considerati imprenditori dal sistema, e in quanto tali devono procurarsi la bicicletta per conto proprio, senza che venga fornita dall’azienda.


    Questa inaccettabile situazione è stata mitigata dalla corte d’appello di Torino, che nel 2019 ha decretato una terza figura di lavoratore autonomo,
    assimilato nelle tutele al lavoratore subordinato, o dipendente che dirsi voglia, una specie di via di mezzo tra autonomia e subordinazione.


    Il governo attuale ha quindi predisposto alcuni correttivi: un decreto nel novembre 2019 ha garantito alcune tutele minime:


    Aggiunge all’art. 2 comma 1 D. Lgs. 81/2015 (che stabilisce l’applicazione della disciplina del lavoro subordinato a quelle collaborazioni continuative esclusivamente personali, le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro)
    un periodo il quale specifica che la norma si applica “anche qualora le modalità di esecuzione della prestazione siano organizzate mediante piattaforme anche digitali”.

    La riforma sul punto sembra riprendere la soluzione sull’inquadramento dei ciclofattorini adottata dalla Corte di Appello di Torino nella vertenza
    Foodora, ma la norma non si rivolge ai soli rider, bensì a tutti i lavoratori autonomi il cui lavoro viene organizzato tramite piattaforme anche digitali.

    Ciò premesso, l’art. 47 bis stabilisce che il compenso di tali lavoratori potrà essere determinato anche (e dunque, non esclusivamente) tramite la contrattazione collettiva, la quale, in assenza di specificazioni,
    potrà essere anche di livello aziendale e che potrà definire “schemi retributivi modulari e incentivanti, tenendo conto delle modalità di esecuzione della prestazione e dei diversi modelli organizzativi”.

    Si stabiliscono due principi: il compenso, fissato individualmente o tramite contrattazione collettiva, potrà essere determinato in base alle consegne effettuate purché in misura non prevalente
    (e dunque, par di capire, non superiore al 50%) e il corrispettivo orario sarà riconosciuto a condizione che per ciascuna ora lavorativa il lavoratore accetti almeno una chiamata.

    Trattasi di una regolamentazione molto ampia, che i lavoratori e i sindacati saranno chiamati a migliorare con l’attività di contrattazione.


    A sua volta, l’art. 47 ter garantirà a questi lavoratori la copertura assicurativa Inail, con l’obbligo per l’azienda che si avvale della piattaforma
    anche digitale di provvedere agli adempimenti previsti dalla relativa
    normativa antinfortunistica e al rispetto a propria cura e spese del Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro (D. Lgs. n. 81/2008).

    Tale ultima previsione è parecchio incisiva, perché comporterà l’obbligo per le aziende di effettuare la valutazione dei rischi,
    di fornire ai lavoratori i dispositivi di protezione individuale, di informare e formare i lavoratori e sottoporli a sorveglianza sanitaria.

    Già da Novembre, le piattaforme devono garantire la fornitura ai propri riders degli ormai famosi DPI (Dispositivi di Protezione individuale).

    Parliamo di caschi per bici e moto, guanti, scarpe anti-infortunistiche eccetera, che le piattaforme non hanno mai messo a disposizione,
    ma che, paradossalmente, stanno vendendo attraverso i loro store.


    Come se non bastasse, il lockdown di questi mesi non ha fermato l’attività di Food-delivery, che anzi è considerata essenziale,
    e le aziende non hanno consegnato, nonostante alcuni tribunali le abbiano condannate a provvedere (Con decreto del 1° aprile 2020 il Tribunale di Firenze),
    le necessarie mascherine e gel igienizzanti, fondamentali per lavorare in sicurezza.

    In conclusione, e ancora di più in una giornata come quella di oggi, la festa dei lavoratori,
    è necessario ribadire ancora una volta che queste disuguaglianze vengano immediatamente corrette,
    che ai riders sia garantita una paga minima oraria, i diritti di base,
    e soprattutto la possibilità di lavorare in sicurezza, come ogni lavoratore di questo paese merita ed esige.

  • Buon Primo Maggio a tutti i Lavoratori

    Naturalmente non potevamo esimerci dall’auguravi buon Primo Maggio.
    Una data simbolo che dovrebbe unire…

    Con l’occasione vogliamo raccontarvi qualcosa che non molti conoscono.

    L’origine di questa festa:

    L’episodio che ha ispirato la data nella quale celebriamo in Italia e in altri paesi del mondo la Festa dei Lavoratori, avvenne negli Usa, a Chicago il 1° maggio del 1886.


    Quel giorno si teneva uno sciopero generale in tutti gli Stati Uniti.

    Con lo sciopero gli operai rivendicavano migliori e più umane condizioni di lavoro.
    A metà Ottocento lavorare anche 16 ore al giorno rientrava nella normalità.


    La “sicurezza” era una parola sconosciuta.
    Le morti sul lavoro erano la normalità.

    La manifestazione andò avanti per tre giorni e il 4 maggio culminò con una e propria vera battaglia tra i lavoratori in sciopero e la polizia di Chicago.

    Le ricostruzioni delle vicende non sono chiare.
    Anche se per i fatti accaduti furono condannati alla pena di morte 8 anarchici .


    La versione ufficiale parla di una bomba, costruita con la dinamite, che uccise diversi poliziotti, forse 6, e ne ferì più di una cinquantina.
    Questo scatenò la risposta della polizia che aprí il fuoco sui manifestanti, causando una vera e propria strage.

    Tre anni dopo. Il 20 luglio del 1889, la Seconda Internazionale riunita nel primo congresso a Parigi,

    decretò la nascita della Festa dei Lavoratori con una grande manifestazione per chiedere la riduzione della giornata lavorativa a 8 ore.

    Si decise il Primo Maggio proprio per onorare i morti di Chicago del 1886.

  • LA MORTE DELLA MENTALITÀ DEL PROFITTO

    Autore: Acciaio

    Immagine gratuita di banconote, budget, commercio, contabilità

    La mentalità capitalista è una: trarre profitto da qualsiasi cosa.

    Questa mentalità egoista porta solamente allo sgretolamento ed alienazione degli ultimi della società; chi ha la possibilità di sfruttare sfrutta, mentre gli sfruttati sono condannati ad una vita di difficoltà e stenti.

    Con questa mentalità egoista, lo Stato borghese e capitalista sarà sempre composto da un ammasso di individualità che spingono ognuno verso direzioni differenti.

    L’unica classe che può “ribaltare il tavolo” è quella degli sfruttati.

    Estirpando la logica del profitto, tutti i lavoratori diverrebbero dipendenti dello Stato, il plusvalore preso dal loro lavoro andrebbe a finire….AI CITTADINI STESSI, POICHÉ LO STATO SIAMO NOI!

    Il plusvalore, invece che essere sperperato in vizi o (peggio) inviato in qualche paradiso fiscale, sarebbe utilizzato per migliorare lo Stato sociale (istruzione, sanità ecc…)

    Inoltre il popolo lavorerebbe con un rinnovato spirito innovativo poiché lo farebbe meglio e con un profondo senso di orgoglio: IL LAVORO DEL POPOLO SERVIREBBE REALMENTE A MIGLIORARE IN MODO EQUO LA SOCIETÀ.

    Vi faccio un esempio:

    SE NEL LUOGO DOVE LAVORO SCOPRISSI UN METODO PER MIGLIORARE LA PRODUTTIVITÀ, E LA MIA AZIENDA FOSSE STATALE, NON CHIEDEREI NEMMENO UNA LIRA PERCHÉ LA MIA INVENZIONE/METODO ANDREBBE A SERVIZIO DELLO STATO (OVVERO NOI) E NON DEL PADRONE!

    W I LAVORATORI

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  • La Sanità in Italia: Ieri e Oggi
    Medici a lavoro durante l’emergenza COVID

    Dopo anni di abbandono anche dal punto di vista mediatico,
    oggi in tempi di COVID la nostra Sanità é tornata alla ribalta,
    pochi sanno quanto ci sia costato arrivare ad un Sistema Sanitario Nazionale universale e gratuito (o quasi dopo l’ultimo ventennio … ma questa è un’altra storia).

    Sicuramente pochissimi o addirittura nessuno conosce la storia che ci ha portati all’odierno Sistema Sanitario Nazionale.

    Oggi vogliamo raccontarvi due passaggi per noi fondamentali.
    Dal più recente ovvero l’ultimo passo importante inteso come ultimo vero miglioramento al più antico.

    Tina Anselmi

    23 dicembre 1978. Nasce il Servizio Sanitario Nazionale cosi come lo conoscevano i nostri padri, universale e gratuito.
    La sua nascita avviene attraverso la legge 833 del 23 dicembre 1978, a prima firma del ministro Tina Anselmi (alias Gabriella, staffetta partigiana).
    Proprio a Lei dobbiamo essere grati ( tra le altre cose), se quello allora costruito ed oggi ancora rimasto in piedi ci sta permettendo di sconfiggere questo temibile virus causa del COVID-19.

    San Leucio

    1789. A S. Leucio in provincia di Caserta nasce il primo esempio di Sistema Sanitario universale.
    La comunità nasce solo dieci anni prima,
    ma nel novembre del 1789 con la pubblicazione del Codice di S.Leucio , fortemente di carattere egalitario, veniva istituito anche un sistema di trattamento socio-assistenziale uguale per tutti.

    Considerando per la prima volta la salute pubblica come un bene da preservare e curare, attraverso l’istituzione di procedure controllate e in luoghi dedicati a ciò , i progenitori dei nostri odierni ospedali.
    Accessibili a tutti.

  • UN CATEGORICO NO ALLA GUERRA IMPERIALISTA

    Autore: Acciaio

    Lavoro e libertà si oppone fermamente a qualsiasi tipo di guerra imperialista!

    In qualsiasi conflitto, nel corso della storia, si sono trovate le scuse più disparate per manovrare l’opinione pubblica al fine di farne accettare i sacrifici e le conseguenze.

    Una sola cosa è certa:

    GLI UNICI A RIMETTERCI SONO SEMPRE I LAVORATORI!

    Durante le guerre mondiali e conflitti tra Stati nazionali padroni e banchieri (dei paesi capitalisti) si arricchivano producendo armi, rifornimenti, finanziando Stati ecc… mentre al fronte milioni di contadini e operai erano carne da cannone.

    Fratelli lavoratori si massacravano esclusivamente per la sete di potere di pochi potenti.

    Nel fronte interno, invece, milioni di uomini e donne lavoravano allo sfinimento per rifornire di viveri e armi i disgraziati mandati al fronte.

    Nelle guerre attuali migliaia di nostri soldati vengono mandati a morire in ogni angolo del mondo con la scusa del “peacekeeping”, mentre nella realtà dei fatti sono inviati per difendere gli interessi dei plutocrati.

    Nel 2019 le missioni all’estero ci sono costate poco più di 1 miliardo di €; le spese militari italiane per la NATO invece ammontano, dato 2016, a circa 20 miliardi di €.

    Anche nelle missioni italiane all’estero sono i lavoratori a rimetterci; tutti questi miliardi di € potrebbero essere spesi in sanità, istruzione, politiche per aumentare i posti di lavoro, pensioni, sostegno ai disabili ecc… Ed invece vengono utilizzati per finanziare la guerra imperialista.

    NO ALLA GUERRA! NO ALLE MISSIONI ESTERE!

    W I LAVORATORI!

    Fonti per acquisizione dati spese militari e costo annuo Nato:

    (//www.dirittiglobali.it/2019/06/nel-2019-oltre-un-miliardo-per-le-missioni-militari-allestero-spiccioli-per-la-cooperazione/) (https://www.fronteampio.it/nato-allitalia-costa-20-miliardi-lanno-meglio-uscirne/)

  • LO SQUILIBRIO DELLA RICCHEZZA ITALIANA

    Autore: Acciaio

    La crisi economica, oltre che ridimensionare pesantemente i diritti dei lavoratori (acquisiti nel corso degli anni attraverso dure lotte), ha causato un grave problema: ha aumentato le diseguaglianze tra ricchi e poveri.

    Nel 2019 (fonte: https://www.ilsole24ore.com/art/l-italia-disuguaglianze-3-miliardari-piu-ricchi-6-milioni-poveri-ACIWc4CB)

    Il 20% più ricco degli italiani deteneva quasi il 70% della ricchezza nazionale, il successivo 20% deteneva il 16,9% del patrimonio nazionale mentre il restante 60% più povero deteneva solo il 13,3% della ricchezza.

    Addirittura l’1% più ricco della popolazione deteneva la stessa ricchezza del 70% della popolazione più povera!

    Per farvi capire: le 600mila persone più ricche detengono la stessa ricchezza dei 42milioni italiani più poveri!

    E questa differenza continua ad aumentare…

    Noi di “Lavoro e libertà” siamo assolutamente schifati da questa situazione; abbiamo milioni di italiani che vivono nell’umiliazione e faticano come schiavi per guadagnarsi il pane, mentre dall’altra parte poche centinaia di migliaia di persone vivono nel lusso e nella ricchezza.

    Le persone più ricche nella grande maggioranza dei casi sono imprenditori, manager oppure operatori della finanza; vi dirò una cosa importante: SIAMO NOI A MANTENERE IL LORO LUSSO!

    Qualsiasi tipo di lavoro salariato è sfruttamento, il guadagno dell’imprenditore dipende esclusivamente dallo sfruttamento dei lavoratori… Non lo dico io, ma Karl Marx ne “Il capitale”!

    Abbiamo sempre più persone che lavorano con salari da fame, senza diritti, con contratti vergognosi…e intanto i capitalisti ingrassano…

    La nostra soluzione è semplice: esproprio con conseguente nazionalizzazione delle imprese produttive e redistribuzione della ricchezza nazionale in maniera equa a tutti i cittadini!

    Abbiamo sacrificato la nostra vita, i nostri sogni, le nostre aspirazioni, abbiamo negato un regalo a nostro figlio per cosa? Solamente per arricchire poche altre persone…. È ORA DI RIPRENDERCI CIÒ CHE È NOSTRO!

    W I LAVORATORI


  • SOLIDARIETA TRA I LAVORATORI: INSIEME SIAMO FORTI

    Autore: Acciaio

    Maggi Giovanni—foto Quarto Stato dopo servizio da Milano

    I lavoratori dipendenti, i lavoratori autonomi, i commercianti, i disoccupati, e i pensionati rappresentano la parte più numerosa ed allo stesso tempo mediamente più povera della popolazione.

    La differenza sostanziale tra i ricchi e i poveri è una: la coscienza di classe.

    La coscienza di classe è generalmente la consapevolezza di essere inseriti in una determinata classe sociale, che ha obiettivi diversi e diametralmente opposti all’altra.

    Mentre imprenditori, grandi manager e finanzieri di ogni sorta hanno linee comuni di azione e di pensiero, le classi subalterne sono invece divise e astiose tra loro.

    Secondo l’antica formula del “divide et impera” (dividi e conquista), capirete bene come alle classi dominanti convenga che la lotta avvenga per via orizzontale (guerra tra poveri) e non in via verticale (sfruttati contro sfruttatori).

    Una regola fondamentale che ha sempre guidato i rapporti di forza nel corso dei secoli è questa: il potere risiede dove gli uomini credono che risieda.

    Fino a che noi lavoratori non saremo tutti uniti nel far valere i nostri diritti, saremo sempre schiacciati dall’ingordigia del capitale; se saremo capaci di unirci potremo invertire il corso della storia riacquisendo i diritti sociali e lavorativi che ci sono sempre stati negati da una società basata su un modello di sviluppo folle: quello del profitto a discapito della dignità umana.

    Noi non chiediamo l’impossibile; chiediamo una nuova società che ripudi il mero profitto individuale e che metta al centro la persona.

    W I LAVORATORI!


  • IMMIGRAZIONE: LA REALTÀ DEI FATTI

    Autore: Acciaio

    L’immigrazione è un tema che colpisce la stragrande maggioranza dell’opinione pubblica: da una parte troviamo coloro che la difendono a spada tratta affermando che gli immigrati sono una risorsa economico-sociale (sinistra radical-chic e liberisti), mentre dall’altra troviamo gli oppositori che ritengono gli immigrati come una massa di persone che viene a “rubare il lavoro” ai lavoratori autoctoni (sovranisti).

    Dove sta la verità?

    Partiamo da un presupposto: gli immigrati sono una risorsa….per i padroni!

    Gli immigrati costituiscono ed alimentano l’esercito industriale di riserva: ovvero una massa di disoccupati che farebbe qualsiasi cosa per poter lavorare. La concorrenza tra lavoratori e disoccupati spinge i salari verso il basso avvantaggiando esclusivamente la classe padronale.

    Secondo voi ai padroni ed alla sinistra radical-chic (svenduta al capitale, di cui interessano solo i diritti civili), interessa qualcosa di noi lavoratori?

    I sovranisti (aldilà dell’aspetto del razzismo che può essere presente) ripudiano l’immigrazione fregandosene però delle cause che spingono milioni di uomini a lasciare le proprie case per cercare un futuro migliore qui nel mondo occidentale. Sappiamo benissimo che i paesi sviluppati depredano le risorse dei paesi poveri tranciando quindi sul nascere il germoglio dello sviluppo. Se siete i primi a sfruttare, non lamentatevi quando altri sfruttano voi…

    Noi di “Lavoro e libertà” ci opponiamo fermamente all’immigrazione clandestina ma allo stesso tempo riteniamo che i paesi occidentali debbano smetterla di sfruttare le risorse dei paesi poveri. 

    Con la creazione di ricchezza nei paesi poveri, si avrà conseguentemente un fortissimo aumento di posti di lavoro che farà sì che i potenziali migranti trovino lavoro, dignità e felicità nella loro terra natia. 

    LO SFRUTTAMENTO NON DEVE ESISTERE NÉ TRA PERSONE NÉ TRA STATI.

    W I LAVORATORI!