La teoria della decrescita: come mai non se ne parla?

14 Maggio 2020 Off di Franco D'Enelli Teosa

Serge Latouche. Un nome che probabilmente dice poco o niente alla maggioranza degli italiani, cosa che si comprende perfettamente, dal momento che il dibattito politico-sociologico (ora come ora totalmente occupato dalla pandemia), non ha mai prestato particolare attenzione a questo autore francese. Eppure mai come in questo momento la teoria della decrescita acquista rilevanza nel panorama economico mondiale, avvilito e osteggiato da un nemico invisibile che ha messo in ginocchio la civiltà moderna. Nel 2007 esce “breve trattato sulla decrescita serena”, un manifesto del più vasto movimento che da molti anni insiste su una rivalutazione del sistema economico e sociale nel quale siamo immersi, un sistema basato sulla crescita costante e incontrollata, possibile solo grazie ad un consumismo sfrenato che non conosce limite. Latouche, e insieme a lui, numerosi intellettuali, tra cui in Italia, Pallante, critica, attraverso argomentazioni teoriche e con un approccio empirico comprensivo di numerosi esempi, il concetto di sviluppo e le nozioni di razionalità ed efficacia economica. Queste infatti appartengono ad una visione del mondo che mette al primo posto il fattore economico; per Latouche invece si tratta di “far uscire il martello economico dalla testa”, cioè di decolonizzare l’immaginario occidentale, che è stato colonizzato dalla visione dominante neo-liberista. Perché, si chiede Latouche, l’uomo occidentale medio possiede decine e decine di paia di scarpe, quando ne basterebbe 2 o 3 paia di buona fattura? Perché sostituiamo oggetti di uso comune ogni pochi anni, perché anziché riparare, ricompriamo? Per soddisfare la produzione perenne, che richiede proprio questo, un Homo oeconomicus che continui a consumare, consumare e consumare, ingannato dalla pubblicità sfrenata, da scale valoriali rovesciate e da un concetto di “reputazione” oramai totalmente sbilanciato verso “cosa sì ha” piuttosto del “cosa si è”. Ecco perché le otto “R” della decrescita:

Il Circolo delle otto R:

  1. Rivalutare
  2. Riconcettualizzare
  3. Ristrutturare
  4. Ridistribuire
  5. Rilocalizzare
  6. Ridurre
  7. Riusare
  8. Riciclare

Otto azioni, che se seguite dalla società e da piani oculati dei governi permetterebbero di liberarci dalla tirannia del PIL, indice che considera solo mere crescite economiche, tralasciando clamorosamente numerose esternalità (inquinamento, felicità del cittadino, malattie da stress), che vengono considerate come non esistenti.

Questo è solo un piccolo assaggio della teoria della decrescita, ma il dibattito in Europa, anziché sponsorizzarla, la ignora. Eppure ne avremmo davvero bisogno.

Fonti: LATOUCHE “breve trattato sulla decrescita serena” PALLANTE “Sostenibilità Equità Solidarietà: Un manifesto politico e culturale”